
Nella società odierna diventa sempre più importante la capacità di identificare potenziali rischi nel modo più precoce possibile, per poter attivare una risposta adeguata e identificare idonee contromisure. Stiamo vivendo infatti cambiamenti globali rapidi ed estesi, la capacità dell’uomo di incidere in modo estremamente rilevante attraverso il suo sviluppo tecnologico ed economico è tale da aver portato addirittura a definire la presenta era come Antropocene, ossia era dell’uomo.
Il ruolo della scienza
In questo contesto la scienza si interroga sulle modalità migliori per anticipare i cambiamenti e rischi ambientali, al fine di poter fornire ai decisori politici consigli informati, tenendo conto dell’inevitabile incertezza.
Non si tratta di un tema nuovo, basta pensare che i sistemi scientifici di allarme precoce quali ad esempio reti di misurazione dei livelli dei fiumi, sensori remoti, satelliti, e modelli idrogeologici hanno già salvato milioni di vite informando su possibili inondazioni.
Anche le imprese più avvedute non mancano di fare analisi di rischi ambientali, considerando ad esempio la sicurezza di approvvigionamento delle materie prime critiche per i loro prodotti, le conseguenze sul loro business del cambiamento climatico o di un’introduzione futura di una nuova normativa ambientale. Per queste analisi può essere utile farsi supportare da competenti consulenti, in grado anche di proporre percorsi di eco-innovazione per la riduzione dei rischi e la crescita della competitività.
L’analisi dei rischi ambientali della Commissione Europea
Questo tema dell’analisi precoce dei rischi è stato recentemente affrontato da un rapporto della Commissione Europea che presenta strumenti e approcci utili ad identificare i rischi ambientali emergenti, osservando segnali da approcci previsionali, dalla tecnologia, dai cittadini, dal monitoraggio di mezzi di comunicazione e dall’osservazione dei tassi di cambiamento.
Un interessante approccio alla classificazione dei rischi è quello cosiddetto della NASA che individua 4 categorie: i noti conosciuti, gli ignoti conosciuti (eventi che, se non rilevati, possono portare a risultati catastrofici), i noti sconosciuti (fenomeni noti ma poco compresi) e gli ignoti sconosciuti (eventi inaspettati che possono portare a gravi conseguenze).
Il rapporto della Commissione presenta esempi delle diverse categorie di rischio e dei possibili approcci utili alla loro identificazione, concludendo che non esiste “la” soluzione, ma come sempre succede nei problemi complessi, occorre adottare un insieme coordinato di comportamenti e di precauzioni, quale, ad esempio, di considerare la possibile instabilità nei sistemi da noi influenzati. Un sistema instabile può manifestare grandi deviazioni a seguito di un piccolo cambiamento, rendendo impossibile un successivo recupero della situazione originaria.
Ovviamente una migliore collaborazione tra scienza, governi e cittadini è una condizione necessaria, ma la generale sfiducia che esiste oggigiorno verso i politici (e, purtroppo, anche verso la scienza, spesso alimentata da chi mette sullo stesso piano i fatti scientifici verificabili con le opinioni personali) non fa che aumentare le già enormi difficoltà.






