
Il trasferimento tecnologico come veicolo di innovazione
La voce “trasferimento tecnologico” è portatrice di diversi significati, teorie e di numerosi modelli applicativi, ma di fatto tutti si riconoscono in un medesimo scopo: trasformare conoscenza di un soggetto X in ulteriore conoscenza per un numero più ampio di soggetti Yn al fine di maturare nuovi prodotti e servizi con un valore di mercato. Si tratta di un processo semplice nella definizione ma estremamente complesso nella sua applicazione pratica: il dialogo tra ricercatori ed imprese è (tradizionalmente) condizionato da un approccio scientifico-accademico da un lato e dall’esigenza di una rapida “customizzazione” di tecnologie nel layout aziendale dall’altro.
Esistono tuttora molti modelli vincenti. È il caso del MIT Industrial Liaison Program (ILP), che raggruppa un ecosistema di 750 imprese leader nelle nuove tecnologie e rappresenta di fatto il benchmark frontiera mondiale nel cosiddetto knowledge & innovation management, e del centro di trasferimento tecnologico Tecnomatix (Israele), riconosciuto come uno dei poli di innovazione per la trasformazione di applicazioni IT per il manifatturiero avanzato. Anche in Europa esistono importanti realtà che si occupano di trasferimento tecnologico, con punte di eccellenza nel settore del manifatturiero avanzato: il CRIT di Modena, il Cluster Mechatronic della Baviera e BIZ-UP Austria rappresentano un punto di riferimento sia in termini di imprese coinvolte, sia in termini di qualità e impatto dell’azione di consulenza e diagnostica sulla spesa in R&D delle imprese.
L’innovazione tecnologica ed il territorio
Tuttavia, un elemento risulta comune a tutti i tradizionali modelli di trasferimento tecnologico: l’azione di brokeraggio è legata al proprio contesto territoriale di riferimento, ovvero alle università, alle aziende, ai tecnopoli e ai laboratori (pubblici e privati) della medesima regione. L’obsolescenza di un simile sistema di trasferimento e trasformazione dell’innovazione è evidente: piccole e medie imprese altamente tecnologiche e innovative hanno business intercontinentali, partnership commerciali in numerosi Paesi ma i servizi di scouting e brokeraggio tecnologico avvengono esclusivamente su base locale o regionale. In una parola, l’idea di Open Innovation è piegata su se stessa, si rigenera solo all’interno di un sistema territoriale. La permeabilità a nuovi concept tecnologici provenienti dall’esterno è limitata, sporadica, avviene solo all’interno di certi livelli di confidenzialità tra innovation players. Oppure commissionando all’esterno l’attività di brokerage: un aspetto decisamente oneroso per le imprese, specie se piccole, e che complessivamente duplica e frammenta costi che potrebbero essere abbattuti se i servizi di innovazione tecnologica fossero “federati” o comunque condivisi da più poli di innovazione.
NUCLEI verso un nuovo modello per il trasferimento dell’innovazione tecnologica
Aggregare servizi di innovazione tecnologica forniti – allo stato attuale – da singoli centri di trasferimento tecnologico e sfruttare le specializzazioni tecnologiche di più cluster a beneficio di un sistema transnazionale di imprese del manifatturiero avanzato, ove i fabbisogni ingegneristici di un’impresa possano trovare (rapidamente e sulla base di un trust reciproco) un provider tecnologico ovunque esso si trovi rappresenta, dunque, una rivoluzione del modello di innovation brokering.
Vi è però la necessità di una sperimentazione per verificare la fattibilità, sostenibilità e commerciabilità di un “ambiente aperto e collaborativo di natura transazionale” per favorire migliori servizi di innovazione tecnologica.
È il caso del progetto NUCLEI, finanziato dal programma INTERREG CENTRAL EUROPE e coordinato dal CRIT di Modena.
Marco Meggiolaro, manager di EURIS, ci spiega da Linz, città che ospita in questi giorni una riunione del gruppo di lavoro, gli obiettivi del progetto:
NUCLEI si propone di sperimentare un ecosistema di innovazione condiviso da 7 cluster di 6 Paesi dell’Europa Centrale per veicolare più rapidamente ed efficacemente concetti e prototipi legati al settore della robotica, meccatronica e IT a 100 imprese del manifatturiero avanzato, le quali prevedono di aumentare sensibilmente i costi di R&D nei prossimi 30 mesi. Si tratta di un grande progetto di EURIS ma, soprattutto, una grande sfida per la crescita e competitività del settore manifatturiero di 7 regioni industrializzate dell’Europa centrale.






