
Una delle discussioni più importanti che si è svolta nel corso della conferenza delle Nazioni Unite sugli insediamenti umani e lo sviluppo urbano sostenibile, “Habitat III”, svoltasi a Quito (Ecuador) dal 17 al 20 ottobre 2016, è stata relativa al nuovo “diritto alla città” (right to the city).
Questo diritto non è un principio astratto, ma si sostanzia in precisi impegni che dovrebbero essere costantemente presi in considerazione da chi governa le città.
Questi impegni rappresentano una sorta di vademecum per sindaci e amministratori delle nostre città. Secondo la nuova agenda urbana dall’ONU, governare una città oggi significa adoperarsi per:
- la piena realizzazione del diritto a un alloggio adeguato; l’accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari; la parità di accesso a beni e servizi pubblici di qualità in settori quali la sicurezza alimentare e la nutrizione, la salute, l’istruzione, le infrastrutture, la mobilità e i trasporti, energia, la qualità dell’aria;
- il diritto alla partecipazione e all’impegno civico, a spazi pubblici sicuri, inclusivi, accessibili e verdi, adatti per le famiglie e in grado di migliorare le interazioni sociali e intergenerazionali, le espressioni culturali, la partecipazione politica e la coesione sociale;
- la parità di genere e l’empowerment di donne e ragazze, assicurando delle donne piena ed effettiva partecipazione e pari diritti in tutti i campi e nella leadership a tutti i livelli del processo decisionale, assicurando loro un lavoro dignitoso e la parità di retribuzione a parità di lavoro, prevenendo ed eliminando ogni forma di discriminazione, violenza e molestie;
- affrontare le sfide e le opportunità del presente e del futuro, per favorire una crescita economica locale sostenibile e inclusiva, con un uso efficiente delle risorse;
- assicurare una gestione del territorio della città che sia sostenibile, integrata ed equilibrata;
- promuovere la pianificazione e gli investimenti per la mobilità urbana sostenibile, sicura e accessibile per età e sesso;
- adottare e attuare piani per la riduzione del rischio di catastrofi e per la gestione di esse, al fine di ridurre la vulnerabilità, rafforzare la resilienza e la risposta ai rischi naturali e artificiali, nonché per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici;
- proteggere, conservare, ripristinare e promuovere gli ecosistemi delle città, l’acqua, gli habitat naturali e la biodiversità, e promuovere un cambiamento verso modelli di consumo e di produzione sostenibili.







