
Produrre di più con meno (e non solo). E’ questa la potenzialità che offre l’eco-innovazione. Essa consiste da un lato nello sfruttare l’innovazione per crescere in efficienza, consumando meno energia e meno materie prime, con ovvi benefici sui conti aziendali, dall’altro nel sostituire sostanze o processi pericolosi per la salute umana e l’ambiente con altre più amichevoli, utilizzare fonti rinnovabili, ridurre complessivamente gli scarti, i rifiuti e le emissioni dannose all’ambiente.
Se vogliamo darne una definizione formale, il processo di eco-innovazione è
“una modalità di produzione o valorizzazione di un prodotto, processo produttivo/organizzativo o servizio, che risulti nuovo per l’organizzazione (che lo sviluppa o adotta) e, rispetto alle alternative disponibili, comporti una riduzione dell’inquinamento e dell’uso delle risorse nell’arco dell’intero ciclo di vita”.
Ma in pratica come si attua un intervento di eco-innovazione?
Teoricamente esso prevede una serie di passaggi che partano da un’attenta analisi della situazione attuale utilizzando metodi specialistici quali l’analisi di ciclo di vita o LCA. Essa permette di individuare i punti deboli energetico ambientali dell’intero ciclo di vita, dalla culla alla tomba, di un prodotto. Questa diagnosi è finalizzata ad individuare la prognosi ossia le soluzioni tecnico gestionali che possono permettere di ridurre gli impatti ambientali individuado soluzioni innovative. Alla fine del percorso l’azienda potrà ancora utilizzare l’LCA per supportare una adeguata comunicazione della qualità ambientale raggiunta dai proprio prodotti, acquisendo così vantaggi competitive nei confronti della concorrenza.
E’ evidente però che un percorso di eco-innovazione richiede sempre il supporto di specialisti in grado di fornire tutte le competenze tecniche richieste, siano esse relative all’LCA o all’individuazione di soluzioni innovative e in grado di adattare il processo alle specifhe esigenze e caratteristiche dell’azienda, dei suoi prodotti e del mercato a cui si rivolge. Questo richiede investimenti che però possono produrre un ritorno sia diretto in termini di riduzione di sprechi e costi per gestione e trattamento emissioni e rifiuti, sia indiretto per una crescita della propria competitività.






