
E’ da circa trent’anni che l’Unione europea (UE) si occupa delle politiche per le città. Il motivo è semplice: il 75% della popolazione dell’UE vive nelle aree urbane e nelle aree urbane si produce circa il 70% del PIL europeo.
Ciò che è cambiato
In questi tre decenni, lo è stata l’idea di città e di area urbana sottesa alle politiche europee.
Se, all’inizio, negli anni ‘80 del secolo scorso, la politica urbana dell’UE nasce e si sviluppa come una priorità della politica ambientale, poiché i centri urbani sono aree di degrado ambientale e nei centri urbani ci sono le periferie industriali in declino economico, tuttavia, questa impostazione cambia già all’inizio degli anni ‘90.
Quando, nel 1992, a Rio de Janeiro, si tenne la Conferenza ONU su “Ambiente e Sviluppo” (il primo Summit sulla Terra) e si iniziò a parlare di “sviluppo sostenibile”, la politica urbana europea si allineò e iniziò a parlare di “sviluppo urbano sostenibile”: da allora le città non significano più solo degrado ambientale ed economico, ma luoghi in cui ci sono le condizioni e le risorse per creare crescita e occupazione.
Oggi, nella nuova agenda urbana dell’UE, sono le “aree metropolitane” i motori dell’economia europea e i catalizzatori di creatività e innovazione, anche se ciò non significa che le stesse aree non rappresentino ancora i luoghi in cui sono più accentuati i fenomeni della disoccupazione, della esclusione sociale e della povertà.
Le sfide per le aree urbane
Sono cinque le sfide che accomunano le aree urbane europee:
- economiche
- ambientali
- climatiche
- demografiche
- sociali
Per affrontarle, la nuova programmazione dei Fondi strutturali e di investimento europei destina, fino al 2020, il 5% delle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR): solo in Italia, significa che i programmi operativi, nazionali e regionali, stanziano circa 21 miliardi di euro per finanziare i progetti delle 14 città metropolitane e delle 105 città medie italiane.
Il programma di cooperazione Interregionale
Urbact, continuerà a sostenere lo scambio di esperienze tra centri urbani sull’individuazione, il trasferimento e la diffusione di buone prassi, in relazione allo sviluppo urbano sostenibile, compresa la tematica dei collegamenti tra aree urbane e rurali.
Inoltre, un pacchetto di 372 milioni di euro, per finanziare progetti innovativi, anche di carattere infrastrutturale ed edilizio, nei comuni europei, anche associati, classificati come zone urbane dall’Eurostat, con una popolazione di almeno 50.000 abitanti, è messo a disposizione dalla Commissione europea nell’ambito della iniziativa “Azioni innovative in ambito urbano”.
I primi 80 milioni di euro sono stati destinati a progetti relativi alle seguenti problematiche:
- povertà urbana (con particolare attenzione peri quartieri più disagiati);
- integrazione di migranti e rifugiati;
- transizione alle fonti di energia rinnovabile;
- occupazione e competenze nell’economia locale.
Il primo bando si è chiuso lo scorso 31 marzo e le città europee hanno presentato ben 378 progetti: le città italiane sono state le più attive, presentando ben 104 progetti, circa il 27%.
Il tema più gettonato?
La creazione di posti di lavoro nelle città.






