
Sono passati quarant’anni dalla prima direttiva europea sulla balneazione e da allora i risultati sono stati un miglioramento continuo della qualità delle acque. Adesso il 96% delle oltre 21.000 località analizzate nell’ultimo anno rispettano i rigidi criteri di qualità del 2015 e l’84% addirittura raggiunge livelli di eccellenza.
Il rapporto annuale sulla acqua per la balneazione, redatto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente mostra che investire sulle infrastrutture per l’acqua ripaga in termini di risultati. I miglioramenti sono stati notevoli: infatti i siti con acqua eccellente passano dal 56% nel 1991 all’87% attuale, mentre i siti con scarsa qualità delle acque nell’ultimo anno sono passati dal 1,9% del 2014 al 1,6% del 2015
In questo roseo panorama, l’Italia presenta il 1.7% dei siti di qualità scarsa, meglio di Francia (2,8%) e di Spagna (2,6%). Tra i paesi marini e balneari segue Cipro, Malta, la Grecia e la Croazia ma è il primo dei grandi paesi industrializzati.
Questo progressivo e sostanziale miglioramento rispecchia il fatto che quarant’anni fa erano molti gli scarichi incontrollati, non trattati o trattati solo parzialmente.
Quest’anno sono pubblicati per la prima volta i risultati delle analisi in tutti i Paesi europei fatte in accordo con la revisione della direttiva sull’acqua di balneazione, che classifica le qualità in “eccellente”, buona, sufficiente, scadente sulla base delle concentrazioni di batteri fecali. Questi sono infatti responsabili di pericoli per la salute pubblica. Essi derivano principalmente da fognature urbane o da scarichi agricoli e degli allevamenti.
I territori europei che presentano lacune sotto questo aspetto possono avvalersi delle numerose opportunità messe a disposizione da diversi fondi di finanziamento.
Le occasioni non mancano, ed i vantaggi sono innumerevoli. Perchè non farlo?








