
La conferenza sull’agricoltura europea
Il 6 dicembre scorso si è tenuta la seconda conferenza dedicata alle prospettive dell’agricoltura europea, una due giorni organizzata dalla Commissione europea a Bruxelles.
L’appuntamento è stato l’occasione, innanzitutto, per fare il punto sulla situazione del settore agricolo in Europa e sulle principali sfide con le quali esso è chiamato a misurarsi, a partire da quelle ambientali e dai cambiamenti climatici.
In secondo luogo, la conferenza è stata la sede nella quale il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il commissario europeo per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan, hanno presentato i prossimi passi per definire il futuro delle politica agricola comune (PAC) dopo il 2020.
E’ noto, infatti, che il 31 dicembre 2020 scadranno gli attuali regolamenti agricoli e le risorse dei relativi fondi e che è in corso, a livello europeo, un acceso dibattito sul futuro bilancio dell’Unione europea che molti Stati membri vorrebbero ridurre rispetto all’attuale, in particolare riportando a livello nazionale la gestione della PAC.
La Francia sta lavorando da mesi per scongiurare questa ipotesi e per mantenere la PAC a livello europeo, dotandola di risorse consistenti e norme semplificate, orientandone gli investimenti verso le nuove sfide comuni a tutti i Paesi europei, legate alla sicurezza alimentare, ai cambiamenti climatici, all’occupazione nelle aree rurali e al rinnovamento generazionale, nonché a migliorare gli strumenti di gestione del rischio.
Ad esempio, in un incontro informale cui hanno partecipato i ministri dell’agricoltura di venti Paesi membri dell’Unione, tenutosi a Chambord all’inizio del mese di settembre scorso, il ministro dell’agricoltura francese, Stéphane Le Foll, ha proposto la creazione di un terzo pilastro della PAC interamente dedicato al calo dei prezzi delle materie prime e delle calamità naturali.
Tuttavia, non è affatto scontato che la PAC prosegua anche oltre il 2020: è in atto la costruzione di un nuovo progetto europeo e tutto oggi è rimesso in discussione.
Si tratta di capire quale ruolo intendano giocare l’agricoltura e gli agricoltori rispetto alla futura Unione europea.
Infatti, non è un caso se la Commissione europea propone, prima di presentare alla fine di quest’anno una proposta organica di riforma della PAC, di lanciare nel mese di febbraio un’ampia consultazione, alla quale sono invitati a partecipare tutti i cittadini europei e gli stakeholders, sulla direzione da imprimere al futuro della PAC.
In sostanza, la Commissione europea, prima di scoprire le sue carte, vuole un deciso rafforzamento della legittimità della PAC, rinnovando il “contratto sociale” tra gli agricoltori e la società, e ridefinendo il ruolo dell’agricoltura nella costruzione del nuovo progetto europeo.
Ad ogni modo, il punto di vista della Commissione europea è chiaro ed è stato enunciato dal presidente Juncker nel corso della conferenza del dicembre scorso.
Secondo la Commissione, pur con tutti i suoi limiti e difetti e pur tenendo conto delle necessarie modifiche da apportare, la PAC va mantenuta anche dopo il 2020.
E’ stata una delle politiche fondative dell’Unione europea e ha consentito – e consente ancora oggi all’Europa – quella indipendenza alimentare senza la quale l’Europa sarebbe un continente totalmente dipendente dalla volontà degli altri.
In secondo luogo, la PAC permette di conservare 22 milioni di agricoltori e 44 milioni di posti di lavoro, più del doppio del numero di persone impiegate nel futuro europeo del settore automobilistico e aeronautico insieme, ed è un settore che offre prospettive occupazionali promettenti.
Infine, che cosa sarebbe il paesaggio europeo senza l’agricoltura? Quale sorte avrebbero le nostre campagne senza i sussidi della PAC? Senza la PAC quanti Paesi europei sarebbero in grado, da soli, di aiutare i propri agricoltori a superare le grandi difficoltà, quali, ad esempio, quelle che sta vivendo il settore lattiero-caseario europeo?
Nel mentre le Istituzioni europee si accingono ad esaminare e ad approvare la “Riforma di medio termine della PAC” appena presentata dalla Commissione e inclusa in un regolamento “Omnibus”, queste sono alcune delle domande che la Commissione europea rivolgerà nei prossimi mesi a tutti gli europei, per capire se la PAC sia ritenuta ancora una politica europea strategica e per impostare gli strumenti legislativi oltre il 2020 improntati a modernità, sostenibilità, semplicità e rinnovo generazionale dell’agricoltura europea.







