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Il 25 marzo scorso i leader dei 27 Stati membri, Regno Unito escluso, si sono riuniti a Roma per rilanciare il progetto europeo. Tutti sono d’accordo che sia necessario un cambiamento, ma è quando si arriva a discutere sulle diverse direzioni future che sorgono i problemi. Le strade che l’Europa potrà prendere nei prossimi anni sono state semplificate dal Libro Bianco sul futuro dell’Europa pubblicato dalla Commissione europea che, come si legge nell’introduzione, “individua i fattori di cambiamento del prossimo decennio e presenta una serie di scenari per la possibile evoluzione dell’Europa da qui al 2025”.
Oggi come oggi, l’Unione europea si trova ferma a metà strada del suo percorso di integrazione: non è più solo una semplice unione di Stati, ma non è neppure ancora uno Stato vero e proprio. Se ci guardiamo alle spalle però, vediamo come i passi compiuti in questi ultimi 70 anni ci abbiano portato a grandi traguardi: basti pensare al periodo di pace in cui ci troviamo, il più lungo che l’uomo possa ricordare, e per il quale l’Ue venne insignita del Premio Nobel nel 2012, o all’instaurazione del mercato unico più grande del mondo, che ha garantito a 500 milioni e più cittadini di vivere in un luogo straordinariamente stabile e libero, permettendo la mobilità di persone, servizi, merci e capitali con l’abolizione delle frontiere interne e l’utilizzo di un’unica moneta.
Per quanto riguarda inoltre il settore di ricerca e sviluppo “l’Europa è all’avanguardia in termini di innovazione, anche grazie a Orizzonte 2020, il programma di ricerca multinazionale più vasto del mondo. La sua diplomazia ha un peso reale e contribuisce a rendere il mondo più sicuro e sostenibile, come dimostrano lo storico accordo con l’Iran sul suo programma nucleare o l’accordo di Parigi sul clima o il ruolo guida che l’UE ha avuto nell’accordo di Parigi sul clima e nell’adozione da parte delle Nazioni Unite degli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030. […] Allo stesso tempo l’Europa si è prefissa un’ambiziosa decarbonizzazione della sua economia e la riduzione delle emissioni dannose. E dovrà adattarsi alle crescenti pressioni climatiche e ambientali. L’industria, le città e le famiglie europee dovranno cambiare il modo in cui funzionano e utilizzano l’energia. Siamo già leader nelle “città intelligenti”, nell’uso efficiente delle risorse naturali e nella lotta contro i cambiamenti climatici a livello internazionale. Le nostre imprese detengono il 40% dei brevetti mondiali per le tecnologie energetiche rinnovabili.
Una delle sfide fondamentali che dovremo affrontare sarà promuovere soluzioni innovative per il mercato, all’interno e all’esterno dei confini” come viene riportato qualche paragrafo più avanti. Tuttavia le sfide dell’Europa non accennano a diminuire e, anche se il sostegno al progetto europeo è ancora solido, la situazione attuale presenta un quadro di grave difficoltà dovuta anche al fatto che la nostra Unione non possiede gli strumenti necessari per fare adeguatamente fronte a problematiche che vanno dall’impatto delle nuove tecnologie sulla società e l’occupazione ai dubbi sulla globalizzazione, dalle preoccupazioni per la sicurezza all’ascesa dell’euroscetticismo e del populismo (che lo scorso anno ha spinto uno dei 28 a votare per l’uscita), dalla crisi finanziaria mondiale agli ingenti flussi migratori che ogni giorno arrivano a toccare le sponde del nostro continente. Queste ed altre tematiche, danno vita al dibattito sul futuro dell’Europa e non devono necessariamente costituire un limite, anzi, dovranno essere per noi proprio il motore propulsore per l’inizio di una nuova fase in un mondo che è in continua evoluzione.
L’Europa è a un bivio. È giunto il momento di decidere che tipo di Europa vogliamo nel futuro. I cinque scenari proposti dalla Commissione, che hanno natura illustrativa e non hanno pretese di esclusività, si basano su una prospettiva comune e sulla convinzione condivisa che l’unione migliorerà la situazione di ognuno di noi, per questo si presuppone che i 27 Stati membri decidano di procedere insieme nel loro cammino di integrazione europea.
L’Europa del 2025 in 5 scenari
Avanti così
Nessuna modifica delle regole europee. “L’UE27 si concentra sull’attuazione e l’aggiornamento dell’attuale programma di riforme, in linea con lo spirito degli orientamenti della Commissione Un nuovo inizio per l’Europa del 2014 e della dichiarazione di Bratislava concordata da tutti i 27 Stati membri nel 2016. […] Il programma d’azione positivo continua a produrre risultati concreti, basati sulla condivisione degli obiettivi”. Le Istituzioni nazionali continueranno ad occuparsi delle competenze a loro riservate e per risolvere i problemi futuri ci si affiderà alla buona volontà degli Stati di trovare un accordo tra loro.
Solo il mercato unico
L’Ue riduce progressivamente il suo campo d’azione al libero movimento di beni, servizi, capitali e lavoratori al suo interno, quindi meno di quanto fa oggi. “Il funzionamento del mercato unico diventa la principale ragion d’essere dell’UE27”, mentre tutti gli altri settori di collaborazione vengono spesso gestiti a livello bilaterale. Questo scenario, l’unico escluso espressamente dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, potrebbe essere quello più vicino ai partiti euroscettici ed al Regno Unito in uscita, se non fosse per il libero movimento delle persone, la cui eliminazione sta loro molto a cuore.
Chi vuole di più fa di più
E’ l’Europa “a più velocità”. Gruppi di Paesi all’interno dell’Ue che sono d’accordo su una maggiore integrazione in determinati ambiti specifici quali la difesa, la sicurezza interna, la fiscalità o le questioni sociali possono andare avanti senza aspettare che anche tutti gli altri siano d’accordo. Questo permetterebbe ad esempio ai paesi dell’euro di istituire un ministro dell’economia unico e armonizzare i loro sistemi fiscali, oppure di creare una maggiore collaborazione militare. Questo scenario è quello che è stato rilanciato nell’incontro di Versailles dello scorso 7 marzo dai leader di Germania, Francia, Italia e Spagna al fine di creare un’Europa più coerente, come ha spiegato la cancelliera Angela Merkel, ma viene avversato dai paesi dell’est che temono di essere lasciati indietro, anche se esperti sostengono che in realtà un’Europa a più velocità esiste già.
Fare meno in modo più efficiente
Come nel secondo scenario, il raggio di azione europea si restringe, ma nei campi in cui continua ad avere un ruolo i poteri dell’Unione vengono rafforzati e le limitate risorse disponibili focalizzate in modo da rispondere meglio ad alcuni problemi specifici. In tale maniera l’UE27 è in grado d’intervenire in maniera molto più rapida e incisiva nei settori prioritari selezionati. Ciò significa che nel 2025: “l’UE27 intensifica l’attività in settori quali l’innovazione, gli scambi commerciali, la sicurezza, la migrazione, la gestione delle frontiere e la difesa. Mette a punto nuove regole e strumenti di attuazione per approfondire il mercato unico nei nuovi settori chiave. Punta all’eccellenza nella ricerca e sviluppo e investe in nuovi progetti a dimensione europea per sostenere la decarbonizzazione e la digitalizzazione”.
Fare molto di più insieme
Prevede di perseguire il principio di un’Unione sempre più stretta tra i paesi europei e di spingere sul pedale della maggior integrazione mettendo in comune nuovi settori. “In uno scenario in cui tutti concordano sul fatto che né l’UE27 nella sua forma attuale né i paesi europei da soli sono adeguatamente equipaggiati per affrontare le sfide attuali, gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti”. Il processo decisionale risulta così molto più rapido e l’Ue è in grado di riconoscere ulteriori diritti ai suoi cittadini. Sulla scena internazionale l’Europa si esprime all’unisono ed agisce come un soggetto unico.
L’Europa si è spesso trovata a un bivio e si è sempre adattata ed evoluta. Questa volta non farà eccezione perché, per citare le ultime parole del Manifesto di Ventotene, radice fondativa del sogno europeo, “la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”.






