
Nato con la Legge di stabilità per il 2016, il credito di imposta per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno – Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna – conosce oggi una seconda giovinezza, grazie al restyling apportato dal decreto legge n. 243/2016 da poco convertito in legge dal Parlamento italiano.
Le imprese che, fino al 2019, intendono acquistare beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nelle predette regioni italiane, da ora in poi potranno contare sull’intensità massima consentita dalla vigente legislazione europea, che, in pratica, più che raddoppia le precedenti intensità, come evidenziato nella seguente tabella:
| Intensità di aiuto | ||
| Dimensioni di impresa | Nuovo credito di imposta | Vecchio credito di imposta |
| Piccola impresa | 45% | 20% |
| Media impresa | 35% | 15% |
| Grande impresa | 25% | 10% |
La seconda importante novità per le imprese che intendono investire nel Mezzogiorno attraverso l’acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio, è l’innalzamento dei limiti di investimento annuali che è possibile utilizzare per il credito di imposta: 3 milioni di euro per le piccole imprese, 10 milioni di euro per le medie imprese e 15 milioni di euro per le grandi imprese.
Infine, ulteriore novità interessante è la cumulabilità del credito di imposta con altri incentivi, prima del tutto vietata: la nuova versione del credito di imposta, infatti, lo rende cumulabile con aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammessi al beneficio, “a condizione che tale cumulo non porti al superamento dell’intensità o dell’importo di aiuto più elevati consentiti dalle pertinenti discipline europee di riferimento”.






