
Le sfide di Amatrice dopo il terremoto
Dopo il catastrofico sisma che il 24 Agosto che ha trasformato interi comuni del Mezzogiorno in cumuli di macerie, l’Italia ritorna a dover gestire una situazione, già tristemente nota, che impegnerà i paesi colpiti nel prossimo decennio.
Dopo i numerosi salvataggi e lo straziante recupero delle salme, è giunto il momento di pensare alla sistemazione degli sfollati, alla ricostruzione di Amatrice e dei comuni colpiti dal sisma, oltre che al ripristino di vie stradali interrotte.
Tutte queste opere comporteranno un’ingente spesa non ancora quantificabile nel suo complesso.
Relativamente ai fondi disponibili per la ricostruzione, i cittadini italiani non hanno tardato a dimostrare la propria solidarietà le cui donazioni hanno superato gli 11 milioni di euro, cifra sicuramente non indifferente, ma di certo non sufficiente per affrontare le spese necessarie al completamento dei lavori.
Con l’articolo di oggi intende dare qualche spunto di riflessione sul recupero dei fondi necessari tanto discussi in questi giorni ma che difficilmente trova soluzioni realizzabili.
La risorsa dell’Europa: il Fondo di solidarietà
A seguito delle gravi inondazioni che avevano devastato l’Europa centrale nell’estate del 2002, l’Unione europea ha istituito il “Fondo di solidarietà” che stanzia risorse finanziarie per aiutare gli Stati membri ad affrontare, in maniera rapida, efficace e flessibile, situazioni d’emergenza dovute a catastrofi naturali.
Dalla sua istituzione il Fondo è stato utilizzato ben settanta volte, in risposta a diversi tipi di catastrofi, tra cui inondazioni, incendi forestali, terremoti, tempeste e siccità.
Fino ad oggi l’Unione europea ha erogato circa 4 miliardi di euro a favore di 24 paesi europei.
Il Fondo è mobilitato solo su richiesta di uno Stato membro. Non appena possibile, e comunque non oltre dodici settimane dalla data in cui si è verificato il primo danno a seguito di una catastrofe naturale, le autorità nazionali competenti possono presentare alla Commissione europea una domanda di contributo finanziario.
L’obiettivo del Fondo non è quello di risolvere ogni problema ma solo quello di integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ad attuare, in base alla natura della catastrofe naturale, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
- ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
- realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
- messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
- ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo.
Ovviamente, per chi intende prendersi per tempo, non mancano i finanziamenti per la messa in sicurezza di strutture in zone a rischio.






