
Le popolazioni degli ungulati selvatici sono da alcuni anni in continua fase di incremento in Toscana, in Italia e in Europa, sia per quanto riguarda la distribuzione sia per le consistenze, intensificando drasticamente e in modo fin troppo spesso conflittuale le interazioni di queste specie con le attività umane. Il problema dei danni alle coltivazioni arrecati dagli ungulati selvatici sta assumendo una rilevanza notevole, soprattutto per l’impatto economico che ne deriva. In Italia i danni causati dalla fauna selvatica ammontano a circa 70 milioni di Euro l’anno, di cui circa 58 milioni causati da ungulati.
Gli ungulati e la Regione Toscana
La Toscana è particolarmente afflitta da questa problematica allorché sta divenendo sempre più significativa la presenza di fauna selvatica (in particolare di lupi, predatori in genere, ed ungulati) causando gravi danni alla produzione zootecnica, ma anche a quella agro-forestale, con conseguenti perdite di reddito. Si stima che per ogni 100 ettari di territorio vi siano almeno 20 cinghiali, mentre il Piano Faunistico Regionale prevede 0,5-5 capi ogni 100 ettari. All’enorme numero di cinghiali si aggiunge un numero quasi uguale di caprioli, in costante aumento. Per ogni agricoltore ci sono ormai 5 capi ungulati, un carico quasi raddoppiato in cinque anni, ed oramai insostenibile. Il problema è di una portata talmente seria che anche il New York Times si è recentemente interessato al fenomeno che minaccia i «preziosi vigneti» della Toscana.
All’inizio di febbraio la Toscana ha approvato una legge che autorizza gli abbattimenti straordinari degli ungulati e prevede di ridurre drasticamente il loro numero nei prossimi tre anni, portando la popolazione a un massimo di 150.000 esemplari. Il provvedimento – peraltro molto contestato dalle associazioni animaliste e dagli ambientalisti – ha come finalità anche la riduzione dei costi a carico dell’Erario sotto forma di compensazioni per i danni subiti. Nella sola Regione Toscana sono stati liquidati nel 2011 circa 1,7 milioni di danni di questo tipo. Le specie più impattanti sono il cinghiale (70% dei danni), il capriolo e il cervo (complessivamente il 20%). I danni maggiori interessano le colture viticole, cerealicole e oleoproteaginose, ma si rilevano danni ingenti anche nel settore ortofrutticolo (es. aree orticole della Maremma e costiera o di particolare pregio quale quella frutticola del Mugello). Anche nel settore forestale si lamentano danni ingenti causati al rinnovamento dei boschi, di tipo sia economico che ambientale, alterando spesso la composizione vegetazionale pregressa del bosco.
Le soluzioni tecnologiche e le iniziative innovative
I danni da ungulati selvatici possono oggi essere contrastati con molti sistemi diversi, dalle protezioni individuali alle singole piante (shelter) a metodi estesi perimetrali (recinzioni con rete o elettriche) più o meno localizzati (dissuasori olfattivi, ecc.), che finora hanno però dimostrato un’efficacia abbastanza limitata, elevati costi di installazione e di gestione (controlli, manutenzioni, ecc.) e un non trascurabile impatto ambientale.
Vi è dunque bisogno nuove soluzioni e di nuove alleanze tra imprese agricole, aziende dinamiche ed innovative e centri di ricerca per sperimentare ed applicare nuovi prodotti tecnologici, altamente performanti, presso il settore primario della Toscana.
Sulla scia di questo problema, Confagricoltura Toscana e PRIA s.r.l., su impulso dell’associazione provinciale di Siena, hanno dato avvio ad una importante iniziativa per sperimentare nuovi sistemi altamente tecnologici di difesa delle colture e dei perimetri aziendali focalizzati su alcune specie target (cinghiali e caprioli) ed in alcune aree pilota della Toscana. Il progetto – che vede la partecipazione di alcune tra le più importanti aziende e consorzi vitivinicoli della Toscana, centri di ricerca, imprese innovative, aree parco ed enti di formazione – potrà diventare un benchmark non solo per la Toscana (ove circa 100.000 imprese agricole saranno interessate ai risultati dalle sperimentazioni) ma anche per l’Italia e l’Europa, favorendo il dialogo e lo scambio di informazioni con la Rete Rurale Nazionale e con la Rete europea del PEI-AGRI.






